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AIUTATEMI!! Il testo è un po' lungo, ma leggetelo, Vi prego.
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vichi40








Registrato: 29/09/04 18:09
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Località: torino
Interessi: teatro scrivere doppiaggio cinema
Impiego: imprenditrice


MessaggioInviato: Ven Nov 12, 2004 7:50 pm    Oggetto:  AIUTATEMI!! Il testo è un po' lungo, ma leggetelo, Vi prego.
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Ciao a tutti, ho bisogno del Vostro aiuto. Fate girare questa e-mail. E' importante, fondamentale per un diritto civile, etico, umano. Sono addolorata, basita, impotente ed immobile di fronte ad una giurisprudenza incivile, permeata di dietrologia. Desidero aiutare tutte quelle persone che in questo momento si trovano in una situazione simile, eguale, senza pregiudizi alcuni o preconcetti. Grazie. Ludovica Mazza.


Torino, 10 Novembre 2004

Carissimo Dott./Sig/Si.ra
le scrivo per raccontarle una storia, una storia d´amore come forse ce ne sono tante, la storia di mia sorella minore Federica e del suo amato Francesco. Ce ne saranno sicuramente tante di storie d´amore come la loro, ma, Dott...... Francesco è morto. E´ morto il 21 maggio del 2004, investito da un pirata che guidava in stato di ebbrezza e che non ha rispettato la precedenza. Francesco è morto sul colpo, contro un palo della luce, a 38 anni, mentre stava recandosi al lavoro. Vedrà, Dott....., che di storie con gli stessi dolori e problemi che ha Federica, in Italia ce ne sono fin troppe.
Il "Corriere Adriatico" del giorno dopo ha dato la notizia dicendo che Francesco Filipponi lasciava la moglie Federica. Ebbene, Dott....., il problema di tutta questa storia, è proprio questo, oltre al dolore ed al lutto indicibile che ci ha colpiti: Federica e Francesco, benchè lui da anni la presentasse a tutti come sua moglie, non erano affatto sposati. L´avrebbero fatto, si sarebbero sposati proprio questo autunno o la prossima primavera, ma purtroppo il destino non ha voluto che le cose andassero così. E certamente, la Morte, quando arriva, non ti dà il tempo di "sistemare le tue cose", come vorrebbe la legge italiana in un caso come questo. La Morte non è tenuta a rispettare il Codice Civile, il diritto delle successioni e certo non rispetta le esigenze umane.
Federica è la mia sorella minore, oggi ha 34 anni. Abita a Senigallia, provincia di Ancona, mentre io abito invece a Torino, a più di 700 km. di distanza.
Federica e Francesco si sono conosciuti ed innamorati nel 1994, dieci anni fa, e da allora non si sono mai separati per più di una settimana, amandosi di quegli amori che solo la morte può intervenire a turbare. Ma non a cancellare, perché Federica ama ancora profondamente il suo Francesco.
Francesco se ne era andato dalla casa dei suoi genitori all´età di 16 anni, probabilmente per le incomprensioni che affliggono i rapporti genitori-figli in quella particolarissima fascia d´età e per l'inizio della Sua carriera pallavolistica che l'ha portato in serie A1, giocando con la SIRA CUCINE FALCONARA. Al momento dell'incidente Francesco era un brillante giocatore di pallavolo, sempre con la squadra sopraccitata, vincendo il campionato nazionale nell Aprile del 2001. Dico "probabilmente", per quello che riguarda la famiglia, non volendo entrare nel merito del loro rapporto, ma per scrupolo desidero comunque aggiungere che Francesco per tutto il resto della sua purtroppo breve vita ha sempre visto i suoi genitori il meno possibile, tanto che quando ha avuto il suo incidente fatale, i genitori hanno dovuto chiedere a Federica una foto recente di Francesco, dal momento che quelle che avevano loro si fermavano all´età di 12 anni. Chissà quante sono in Italia le mamme che non hanno foto recenti del loro figlio, non credo comunque molte.
Quando Federica e Francesco hanno iniziato la loro storia d´amore, Francesco giocava a pallavolo in serie A e viveva a Falconara con un suo compagno di squadra. All´epoca la mia famiglia era ancora una famiglia serena, normale, come tante. Io ero più o meno felicemente sposata con un imprenditore piemontese e vivevo dunque già nei dintorni di Torino.
Federica abitava quindi con i nostri genitori e con Raffaella, la sorella di mezzo. Desiderando continuare gli studi frequentando l´Isef, Federica si trasferì a Torino, mia ospite, dal momento che, all´epoca, ben potevo permettermi di aiutarla economicamente. Francesco la veniva a trovare praticamente ogni weekend e così ebbi l´occasione di conoscerlo. Un ragazzo meraviglioso, molto buono e generoso e molto innamorato di mia sorella, una cosa che certamente non può sfuggire allo sguardo attento di una sorella maggiore.
Finalmente nel giugno del 1997, Francesco e Federica presero in affitto un piccolo alloggio, in Via Firenze, a Senigallia, e andarono a vivere insieme. Pensi, Dott......, che nostra madre era contraria alla coabitazione perché non si erano ancora sposati! Ma nostra madre morì, dopo una malattia breve ma prostrante per tutta la famiglia, il 1° novembre del 1997, e da allora Federica prese a vivere un po´ con il papà, per accudirlo ed alleviargli i dolori della vedovanza, un po´ con Francesco, che continuava, naturalmente, ad essere l´incrollabile punto fermo della sua esistenza.
Nel 1999 Francesco si trasferì in un´altra casa, sulla Statale Adriatica, in Via Podesti, e Federica si trasferì definitivamente con lui.
Il 13 settembre del 2000, anche papà morì. Nel frattempo Raffaella, nostra sorella a me minore, aveva contratto una gravissima malattia, una di quelle attualmente prive di cura se non palliativa, fortemente inabilitante e a fortissimo rischio, se non certezza, di essere terminale. Papà aveva quindi contratto debiti per poter curare ed assistere Raffaella, e così, mentre le mie due sorelle rinunciarono all´eredità, io mi accollai, per motivi d´onore, i debiti lasciati da mio padre. All´epoca potevo farlo e ritenevo comunque che fosse giusto così. Desidero aggiungere, per inciso, che i genitori di Francesco sanno perfettamente della malattia di Raffaella e sanno benissimo che le rende difficilissimo se non impossibile lavorare e che questo comporta moltissimi costi e moltissime spese, oltre ad uno stato di tensione e dolore pressochè costanti. Raffaella oggi ha solo 35 anni.
Nel 2001 Francesco (e Federica) acquistano la casa di S. Angelo di Senigallia e si trasferiscono lì a febbraio del 2002. Francesco contrae un mutuo e lo assicura. Entrambi hanno la residenza lì dal mese di luglio del 2002.
Quando Francesco muore, il mutuo viene bloccato e pagato dall´assicurazione, quindi la loro casa, oggi, è di proprietà degli eredi. Gli eredi sono il padre di Francesco, Giancarlo Filipponi, la madre, Rita Milletti, e la sorella maggiore, Francesca Filipponi coniugata Felicetti.
A questo punto vorrei chiedere, se un ragazzo di 36 anni, che ha la stessa compagna da 7 anni, assicura un mutuo, per chi lo sta assicurando? Per i suoi eredi in linea ascendente o per la donna che ama e che vive con lui? E poi, è credibile che due persone che vivono insieme, con un mutuo intestato ad uno solo di loro, non collaborino nel pagarlo e nel sostenersi reciprocamente dal punto di vista economico? Federica ha sempre lavorato, come ha potuto, e sempre contribuito all´andamento "familiare". Già, ma loro non erano sposati. E la legge italiana non garantisce nessuna tutela per queste vedove che non sono vedove, non è vero? Eppure ci sono matrimoni che durano poche ore, pochi mesi, 2 o tre anni; qui stiamo parlando di una convivenza durata 10 anni con microscopiche soluzioni di continuità. Si, mi si potrebbe dire, però non avevano nemmeno figli. Vero, ma i figli oggi sono un lusso che una giovane coppia che paga un mutuo forse non riesce a permettersi. Allora, niente matrimonio, niente tutela. Niente figli in comune, niente tutela. Questa è la legge. Una legge carente, una legge zoppa, una legge che non ha il benchè minimo appiglio con la realtà sociale. Forse una legge che avremmo bisogno fosse diversa, per tutelare tante realtà di coppia e di fatto che non sono minimante protette oggi in Italia, questa Italia che dovrebbe essere uno dei paesi più civili del mondo. Un paese dove la Chiesa cattolica fa ancora e sempre politica, trascurando e facendo trascurare i più elementari diritti di chi, per libero arbitrio, ideologia e quant´altro, magari tarda a contrarre matrimonio o, magari, semplicemente non desidera farlo.
Il 22 maggio 2004, il giorno prima del funerale di Francesco, la sorella Francesca dice a Federica, davanti a testimoni: "Non ti preoccupare, Chicca. La casa è tua." Vorrei aggiungere che Francesco e Federica avevano deciso, qualora non avessero potuto avere figli, che pure volevano, di lasciare la casa alla nipote di Francesco, Claudia, figlia appunto della sorella, oggi poco più che maggiorenne.
A giugno i genitori di Francesco incominciano a rivolgere a Federica richieste verbali sempre più pressanti di lasciare la casa, perché loro la devono vendere e, naturalmente, adducono persino motivazioni etiche ed affettive: lei non li avrebbe rispettati durante il suo rapporto con Francesco, non li ha frequentati volentieri e non li ha riveriti come si conviene a dei suoceri. Mi chiedo perché l´essere umano, quando si rende conto di comportarsi in modo privo di umanità nei confronti di un altro essere umano, debba sempre cercare una scusa ed una giustificazione.
In quello stesso periodo, nell´ambito di meschine schermaglie verbali, Federica ha scritto al cognato Sig. Felicetti, l´orchestratore della strategia degli eredi, un sms che diceva: "Sei uno sciacallo, figlio del demonio", uno sfogo puerile ma, credo, assolutamente comprensibile, da parte di una giovane donna a cui non si dà nemmeno il tempo di piangere la morte dell´uomo che ama senza cercare di sbatterla in mezzo ad una strada. In seguito a quell´sms Federica è stata denunciata il 1° settembre 2004 per ingiurie e molestie.
La casa è stata pagata 256milioni di lire. Ad una settimana dalla morte di Francesco, i suoi zelanti genitori l´hanno fatta stimare 400milioni ed ora chiedono a Federica 350 milioni per poterne acquistare la proprietà (tenendo presente anche che riusciranno comunque a lucrare sulla morte del figlio, se è questo che a loro preme, incassando un cospicuo risarcimento dall´assicurazione della controparte, di chi l´ha investito, mentre Federica ne avrà un risarcimento minimo per danni morali, legittimamente spettante alla convivente).
Federica riceve la prima comunicazione scritta, da parte degli "ex-suoceri" e dell´ "ex-cognata", una raccomandata, il 14 luglio 2004, a 57 giorni dalla morte del Suo compagno, in cui i tre le chiedono di lasciare l´immobile che sta occupando senza titolo. Già... un titolo. La legge italiana, in questi casi, richiede un titolo. E Federica, evidentemente, non ce l´ha.
La seconda comunicazione scritta, via telegramma, risulta di poco successiva: la avvertono di aver dato mandato al loro avvocato per agire al fine di ottenere l´immediata disponibilità dell´immobile.
La terza comunicazione scritta, raccomandata a/r del 1/10/2004, proviene da un avvocato e chiede il "rilascio dell´immobile libero da persone e cose di sua proprietà entro e non oltre i 10 giorni dal ricevimento della presente". I 10 giorni, naturalmente, sono trascorsi. Gli eredi del suo povero Francesco agiranno contro di lei per sbatterla fuori di casa nel minor tempo possibile.
Ritengo indispensabile, a questo punto, sottolineare che Federica assolutamente non vuole la casa in regalo: è logicamente disposta a pagarla (ricordo che il mutuo è già stato saldato in automatico dall´assicurazione). Ma non la vuole pagare 100milioni di più di quello che l´avrebbero pagata lei e Francesco.
Federica lavora, naturalmente. Lavora in un call-center, racimolando 600-700 euro al mese, lavorando di notte. Il suo tempo libero, lo trascorre in riva al mare con il loro cane Mila, aspettando di ricongiungersi al suo Francesco. Francesco per Federica era tutto, compagno, marito, padre, amico, fratello, amante. Federica non mangia più e non dorme più, riesce soltanto più a lavorare ed a piangere.
Noi, io e Raffaella, non siamo in grado di esserle di aiuto e possiamo offrirle un conforto molto limitato: Raffaella è comunque malata, in costante pericolo di ricovero, ed io sono contitolare a Torino di una piccolo centro servizi che vacilla con i soliti chiari di luna economici. Non posso lasciare la città e non ho la possibilità nemmeno di aiutare economicamente me stessa.
Chiedo il suo intervento, Dott......, imploro il suo aiuto. Federica non ha mai fatto niente, non ha controdenunciato, non ha risposto alle lettere, non ha mai fatto nulla. L´ultimo messaggio che mi ha mandato sul cellulare diceva: " Ho riflettuto e penso di rispondere al loro avvocato dicendo di volere fermamente rimanere lì, dove ho ricordi da cui non mi staccherò mai, aspettando solo il momento di raggiungere il mio amore. E quei soldi che avrò (cioè il risarcimento per danni morali dall´assicurazione della controparte) glieli darò. Altro non posso più perché non ho niente, soffermandomi sul fatto che non prendono minimamente in considerazione la volontà di Franci" (16 ottobre 2004, h. 01,14).
La imploro quindi, Dott......, di rivolgere un po´ della sua attenzione verso di noi e verso il caso di mia sorella Federica. E, ripeto, Federica non vuole niente in regalo, desidera solo rimanere in quella casa pagando una cifra che sia equa in senso non solo e non tanto monetario, ma etico, morale, affettivo. Io, per quanto mi riguarda, farò quello che potrò non appena potrò, ma non riesco ad esimermi dal pensare che, in Italia, un figlio valga per dei genitori molto più da morto che da vivo e che la legge italiana non sia strutturata in modo da garantire una civile tutela degli stessi principi che la sua Costituzione afferma; che la legge italiana, forse, non rispecchi nelle sue garanzie la stessa realtà sociale italiana, fatta da tantissime coppie che non sono sposate, per i più svariati motivi, e che invece si premuri di tutelare in modo a tratti fanatico un istituto come quello del matrimonio. Il matrimonio cattolico, in fondo, vale a dire lo stesso che la Chiesa, con tanta leggerezza è disposta ad annullare per tre migliaia di euro ed una risibile motivazione, dopo averne affermato l´indissolubilità da parte dell´uomo, cosa che nel mio caso ha effettivamente già fatto. E sta per rifare, per la seconda volta.
Mentre in Spagna si legifera sulle coppie omosessuali, in Italia non si riesce o non si desidera offrire una tutela al superstite di una coppia di fatto eterosessuale? E gli si fa correre il rischio di vedersi sbattere fuori casa da un momento all´altro dagli eredi del compagno venuto a mancare? Per quanto riguarda il diritto successorio, ritengo che le sue caratteristiche di "diritto naturale" siano da considerarsi in senso collaterale e discendente, non certo ascendente: la natura chiede che le proprietà passino dai genitori ai figli, è un sovvertimento di questo ordine che il passaggio avvenga dai figli ai genitori, e, credo, una cosa che nessun figlio, innamorato della propria compagna di vita, si attenderebbe né si auspicherebbe.
Dott......., confido nel suo senso di giustizia, confido nel suo essere persona progressista ed illuminata, nella sua lodevole abitudine di impegnarsi in battaglie riguardanti i diritti civili di categorie deboli, nel suo desiderio di vedere il nostro paese progredire ed eliminare con lentezza ma decisione i tratti barbarici che ci portiamo ancora dietro.
Ringraziandola per la sua attenzione, e rivolgendole la mia stima e la mia fiducia, le porgo i miei più cordiali saluti.
Ludovica Mazza
P.S. Per contatti tel 347 8159813 011 5818870
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